I profili di responsabilità dell’amministratore di condominio

 

I profili di responsabilità dell’amministratore di condominio

nell’attuale confronto con le norme UNI

La norma UNI è un documento, elaborato dall’organismo di normazione nazionale italiano UNI, che definisce le caratteristiche dimensionali, prestazionali, ambientali, di qualità, di organizzazione, etc., di un prodotto, di un processo produttivo o di un servizio; non è una prescrizione di legge ma esclusivamente una prescrizione raccomandativa senza forza cogente. […] Le norme UNI possono acquistare carattere cogente o tra le parti che hanno inteso inserirle e richiamarle nel regolamento dei propri rapporti ovvero se richiamate da norme di legge.

La sentenza del Tribunale di Torino, che assolve gli amministratori del condominio dall’imputazione di omicidio colposo, è estremamente interessante sotto molteplici aspetti, analizzati dal Giudice in sede di motivazione in maniera davvero esaustiva.

Tra i tanti argomenti spicca certamente l’analisi delle norme UNI, le quali sempre più spesso entrano in contatto con il ruolo dell’amministratore condominiale.

Il fatto di causa attiene al decesso di una giovane ragazza ferita dalla scheggia di un vetro proveniente dal portone condominiale mentre sostava accanto allo stesso insieme ad alcuni amici. La dinamica dell’incidente sembra potersi esplicare tenendo conto dell’azione, commessa, all’interno dello stabile, da un amico della giovane, di discesa veloce delle scale unita ad un rapido e violento movimento della mano contro il vetro ricotto, cioè non temperato né stratificato.

Un urto che, secondo i consulenti tecnici, ha frantumato la lastra di vetro del portone d’ingresso e ha contribuito a propagare i frammenti fino a causare il ferimento mortale di G.G.

La responsabilità dell'amministratore del condominio parrebbe subentrare nel momento in cui ci si interroghi sul tipo di vetro che sarebbe idoneo usare per una destinazione del tipo che ci compete. Se infatti la lastra di vetro del portone fosse stata realizzata in vetro temperato o stratificato di sicurezza, come definito dalla norma UNI 76971, relativa ai criteri di sicurezza nelle applicazioni vetraie, l’evento mortale non si sarebbe verificato, in quanto non si sarebbero prodotti frammenti di grandi dimensioni, oppure tali frammenti si sarebbero dispersi nell’ambiente non attingendo la vittima.

Secondo il Pubblico Ministero, che aveva chiesto la condanna degli imputati, il mancato rispetto  delle norme UNI (che prescrivono la sostituzione del vetro ricotto con quello temperato o stratificato di sicurezza per ambienti comuni di edifici residenziali anche oltre un metro di altezza dal piano di calpestio) avevano infatti causato l'evento mortale.

A parere del Tribunale, invece, per loro natura, le norme UNI sono prive di forza precettiva e hanno carattere di volontarietà: ossia costituiscono un riferimento che le parti interessate si impongono spontaneamente. Possono acquistare carattere cogente solo se richiamate da regolamenti interni o da norme di legge dell’ordinamento (come avviene, ad es. nel D. L.vo 81/2008).

La sentenza, infatti, dopo aver citato la norma UNI che detta i criteri di sicurezza nella applicazione vetraria, elaborata dall’Ente Italiano di Normazione, approfondisce il concetto di “norma” quale specifica tecnica approvata da un organismo riconosciuto a svolgere attività normativa per applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non sia obbligatoria e che appartenga ad una serie di categorie selezionate.

La norma UNI è”, dunque, “un documento, elaborato dall’organismo di normazione nazionale italiano UNI, che definisce le caratteristiche dimensionali, prestazionali, ambientali, di qualità, di organizzazione, etc, di un prodotto, di un processo produttivo o di un servizio; non è una prescrizione di legge, ma esclusivamente una prescrizione raccomandativa”.

In particolare il Giudice evidenzia come nella contestazione della violazione della norma UNI 7697 mossa agli imputati non sia indicata la fonte normativa in forza della quale la norma nazionale non obbligatoria acquisterebbe forza precettiva.

La tesi del P.M. in ordine alla diretta applicabilità delle norme UNI in materia di vetri risiedeva invece nell'art. 5 comma 3 del “Codice del Consumo” (D. Lgs. 6/9/05 n. 206), secondo il quale “la sicurezza del prodotto è valutata in base alle norme nazionali non cogenti emanate dagli organismi nazionali di normalizzazione

Tuttavia, ha precisato il Tribunale, anche a voler prendere in considerazione il “Codice del consumo”, appare evidente l’impossibilità di identificare nell’amministratore di condominio, in virtù delle sue funzioni e dei suoi poteri attribuitigli dalla legge, un soggetto che svolge attività commerciale di produzione e distribuzione di beni destinati al consumo.

Pertanto il Giudice del Tribunale di Torino ha avuto l'occasione di far chiarezza in una materia per molti versi nebulosa e oggetto delle opinioni più disparate.

La regola ora è chiara: solo laddove vi sia una fonte normativa o un contratto tra le parti che richiama espressamente la norma UNI, quest'ultima è immediatamente applicabile.

In ogni altro caso la norma UNI rimane a livello di “buone pratiche”, ma non ha una immediata applicazione.

 

 Sentenza                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Avvocato Armando Francia